Le principali caratteristiche che deve possedere un buon terriccio per bonsai sono la scioltezza, il giusto bilanciamento delle componenti e la sua capacità idrica, intesa sia come capacità d’imbibizione sia come capacità di sgrondo delle acque di irrigazione. Alla struttura del terriccio per bonsai concorrono varie componenti , miscelate tra loro in diverse proporzioni a seconda del tipo di pianta che devono alimentare e in base alle scelte del bonsaista.

Tra le varie miscele, una delle più utilizzate prevede la presenza di pomice, lapillo, terriccio universale e humus di lombrico. Queste componenti vanno poi miscelate in percentuali differenti in base all’essenza che stiamo coltivando, alla regione in cui abitiamo e al tempo che avremo a disposizione per le annaffiature durante i mesi più caldi dell’anno.

La pomice conferisce alla miscela un’elevata capacità drenante e favorisce la circolazione dell’aria, allo scopo di evitare il pericoloso fenomeno del marciume radicale. La corretta aerazione ottenuta con una giusta miscela agevola lo sviluppo di microflora (batteri e micorrizze), necessaria per lo svolgimento della corretta attività dell’apparato radicale.

Il terriccio universale permette alla pianta di trattenere per un periodo più prolungato l’acqua e quindi tende a far seccare il substrato più lentamente. Questo, soprattutto per le regioni più calde, consente di annaffiare i bonsai più di rado e di non rischiare i pericolosissimi “colpi di secco” estivi.

Il terriccio universale può anche essere sostituito con elementi come la fibra di cocco, agriperlite.

Il lapillo vulcanico invece, oltre che conferire al terriccio un’elevata capacità drenante e favorire la circolazione dell’aria, contiene un’alta percentuale di microelementi come silice, ferro, ossido di Manganese, ossido di magnesio, ossido di calcio, pssido di sodio, ossido di potassio che aiutano a rendere il substrato più ricco e nutriente per il bonsai.

L’humus di lombrico invece, viene aggiungo al terriccio ad una percentuale del 10% sul totale e, a differenza della pomice e del lapillo, è un prodotto organico naturale che trae origine da una miscela ben bilanciata di letami (bovino, suino, equino). E’ un componente essenziale per la  preparazione di un terriccio ricco di flora batterica, sostanza organica, macro e micro elementi.
Il prodotto, composto da letame trasformato dai lombrichi attraverso la loro digestione, è inodore, non brucia le radici ed apporta una forza vitale sorprendente a qualunque substrato.

LA GIUSTA GRANULOMETRIA

E’ importante abituarsi a utilizzare diversi tipi di setaccio per ottenere substrati della corretta granulometria, fattore che influisce sensibilmente sul drenaggio, sulla corretta espansione delle radici e sulla loro ossigenazione.

LA SETACCIATURA

Una volta scelte le componenti che andranno a comporre il nostro terriccio, è bene passarlo al setaccio a maglie strette/medie, così da eliminare polvere e parti grossolane che influenzerebbero negativamente durante il processo di assorbimento dei nutrienti da parte dell’apparato radicale della pianta.

La polvere, cioè le particelle con diametro inferiore a 0.5mm, tenderebbe a fissarsi attorno alle radici più giovani, ostacolandone la capacità assorbente, oltre a ostruire gli spazi presenti nel substrato, impedendo così la libera circolazione dell’aria e dell’acqua.

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